Bla, bla, bla - di Giuseppe Grazzini

Ven, 03/12/2021 - 20:47 - manuela

BLA, BLA, BLA

Glasgow, COP26, ultima possibilità! Ma se ne rendono conto? Draghi si dichiara soddisfatto perché i responsabili dei governi hanno preso coscienza del problema al G20 di Roma. Salvo poi rimandare alle calende greche le decisioni necessarie ad affrontare il problema. L’India dice che nel 2070 raggiungerà la neutralità, prima non possono perché avendo gli Occidentali inquinato, ora tocca a loro. I Paesi Europei e gli USA certamente devono aiutare il resto del mondo, ma semplicemente perché il pianeta è unico ed è il solo che ospita la specie umana. Siamo tutti sull’orlo del baratro ed il sistema non procede in modo lineare, alcuni effetti ne innescano altri che incrementano la crescita della temperatura. Ad esempio gli incendi che liberano anidride carbonica, lo scioglimento del permafrost che nelle regioni artiche libera metano, altro potente gas serra, lo scioglimento dei ghiacci al nord, al sud e sui monti che aumenta la capacità di assorbimento della radiazione solare da parte della Terra. Tutti processi che tendono ad autoalimentarsi. Quindi dobbiamo subito ridurre le emissioni di gas ed i comportamenti climalteranti. Per ottenere una riduzione del 50% nel 2030 siamo già in ritardo. Viceversa ora si tingono tutti di verde! L’uso del metano gassoso o liquido è green, il nucleare è green! Tutto per continuare come prima senza guardare ai tempi necessari per realizzare gli impianti che davvero permetterebbero di tentare di rallentare il riscaldamento. Le fonti rinnovabili permettono di produrre energia elettrica in pochi anni, realizzare centrali nucleari richiede decenni, come mostra l’esperienza della Francia e degli altri paesi industrializzati. Ovviamente se si vuole fare le cose con un po’ di attenziona alla sicurezza presente e futura.

Anche la proposta di Stefano Mancuso di piantare mille miliardi di alberi richiede decenni, come lui stesso scrive; condivisibile, da fare, ma dopo aver già rallentato i cambiamenti del clima entro il 2030, tra nove anni! Come ha scritto Stefano Liberti su L’Espresso del 7 novembre 2021, è necessaria una conversione, non religiosa (forse anche quella sarebbe utile!), ma nei modi di vivere e produrre. La transizione/conversione ecologica richiede anche soluzioni tecnologiche, ma la tecnologia da sola non basta! Senza cambiare la struttura delle città, le modalità di trasporto, il modello di sviluppo, abbandonando la fede nella crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) non sarà possibile mantenere un ambiente che possa permettere un livello di vita accettabile alla attuale popolazione umana. Già oggi sono milioni i migranti climatici, persone scacciate dai loro paesi dalla siccità, dalle alluvioni.  Dobbiamo costruire una cultura nuova, di cui ci sono già le basi, come mostrano le encicliche di Papa Francesco, ma dobbiamo diffondere conoscenza e coscienza. La conoscenza delle nostre capacità umane e dello sviluppo delle scienze permette di prendere coscienza della debolezza ed interdipendenza della specie umana rispetto al mondo, ma anche delle sue responsabilità verso il creato e le altre forme viventi.

Si lamenta spesso che i cambiamenti richiedono elevati finanziamenti, ma non si considera il costo dei danni. Le alluvioni di quest’anno in Germania e nord Europa si stima abbiano fatto 200 miliardi di euro di danni; quanto è costata la tempesta Vaia in Trentino? Stanno crescendo i Medicane (gli uragani Mediterranei), come abbiamo visto in Sicilia, con Catania passata dagli incendi estivi alle alluvioni, che meglio erodono un terreno riarso e senza alberi. Parlando solo di fenomeni a noi vicini, altrimenti sembra che i cambiamenti climatici tocchino solo la California, l’Australia con le loro siccità decennali ed i loro devastanti incendi. Oppure l’Amazzonia con Bolsonaro che fa ripartire la deforestazione. Oppure i Caraibi e le coste USA con i tornado, sempre più frequenti e violenti.