Da padre Ernesto Balducci a papa Francesco - di Rosario Giuè

Lun, 02/07/2018 - 23:05 - manuela

Noi ci troviamo a fare memoria della testimonianza di padre Ernesto Balducci, non in un vuoto storico, ma all’interno di un momento particolare della vita della Chiesa: il tempo della Chiesa di papa Francesco. Il tempo di una papato profetico. Da Balducci a papa Francesco c’è un  filo che lega queste due figure segnate dallo Spirito. I motivi di legame sono diversi. Accenno solo al fatto che Balducci nelle sue omelie alla Badia Fiesolana predicava il Dio inedito di Gesù, un Dio che smascherava la menzogna del mondo. E come si svela a noi questo Dio inedito? Si svela  a partire dallo sguardo dei poveri e delle escluse della terra. Per padre Balducci la questione del dove collocarsi per osservare la realtà, e per non essere una Chiesa religiosamente alienata, era centrale e decisiva. Dio si assimila, prima di tutto, con lo straniero, con il Samaritano che si china sulle ferite di chi è annientato o violentata sull’orlo della strada. Per Balducci il Dio della liberazione è il Dio inedito a partire dalle vittime con le loro istanze di diritti.

Ma, noi lo sappiamo, nella Chiesa italiana del dopo il Concilio coloro che hanno provato a dare voce al Dio Inedito di Gesù liberatore sono stati emarginati, isolati e mortificati. La loro domanda di ritorno al Vangelo liberato da secoli di incrostazioni per i vertici della comunità ecclesiale è stata insopportabile! Facciamo qualche nome: Don Primo Mazzolari, padre David Maria Turoldo, fra Arturo Paoli, don Lorenzo Milani, don Giuseppe Dossetti, dom Giovanni Franzoni, il cardinale Giacomo Lercaro, don Franco Barbero, padre Ernesto Balducci, don Andrea Gallo. Questi cristiani (insieme a tanti altri e altre) sono stati umiliati ed emarginati dalla loro Chiesa proprio perché il loro «linguaggio è duro» (Giovanni 6,59). Sono stati umiliati perché rifiutavano un modello di Chiesa potente e autoreferenziale, ecclesiocentrica (la Chiesa al centro), alleata o vicina ai potenti più che ai poveri. A costoro, in forme diverse, chi deteneva un asfissiante controllo ecclesiastico, sostenuto da un certo mondo politico e finanziario, più o meno velatamente chiedeva: «Volete andarvene, così che non ci disturbate più?».

Per grazia di Dio, oggi l’annuncio di del Vangelo della liberazione, liberato e liberatore, a partire dagli scartati e dalle escluse, è il Vangelo che sta testimoniando ora papa Francesco, da un papa che viene «quasi dalla fine del mondo». Egli ha messo al centro della vita della Chiesa, non le condanne e le censure, bensì il Vangelo della Misericordia. Il Vangelo è la dottrina. Ora «al centro non c’è la legge e la giustizia legale, ma l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona» (Misera et misericordia) a cominciare dagli esclusi e dagli scartati prodotti dal sistema sociale ed economico.

Come sarebbe piaciuto a padre a Balducci trovarsi al tempo di papa Francesco! Ernesto sarebbe stato felice di vedere Francesco pregare sulla tomba di don Mazzolari; andare a Barbiana per chiedere scusa sulla tomba di don Lorenzo Milani; recarsi a Nomadelfia sulla tomba di don Zeno. Balducci avrebbe amato un Papa che nel suo primo viaggio, dopo l’elezione, scelse di recarsi a Lampedusa come segno per la Chiesa per sposare la causa dei migranti, dei derelitti della storia che sono prodotto della «globalizzazione dell’indifferenza» (Omelia a Lampedusa). Come si sentirebbe ben confermato nella fede e nella speranza padre Balducci nel sentire riprendere da papa Francesco un principio ermeneutico come questo: «Si comprende la realtà solamente se la si guarda dalla periferia, e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto» (intervista al direttore di “La Civiltà Cattolica”, Antonio Spadaro, del 2014).

Purtroppo, ieri come oggi, ai difensori del tempio, alla parte più conservatrice e politicamente reazionaria del mondo cattolico, tutto ciò che diceva e faceva padre Baducci  dava fastidio. Tutto ciò che dice e fa papa Francesco oggi appare fastidioso, urtante, scandaloso, come qualcosa che rasenta l’eresia. Dà fastidio non ai comunisti, ai “cattivi” atei, ma a parte del mondo ecclesiastico, in compagnia con ampi settori della finanza.

L’impegno di Francesco per dare voce alla fraternità evangelica nella carne del mondo a cominciare dalla tragedia dei profughi, senza farla rimanere solo finzione astratta, appare sovversiva. Se egli dà voce alla dimensione sociale della misericordia di Dio, tutto ciò viene considerato «qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista», «come se ci fossero altre cose più importanti», come osserva Francesco nell’ultima esortazione apostolica (Gaudete et exsultate n. 101).

 È sotto i nostri occhi che il tentativo riformatore di Francesco, il suo fare uscire la Chiesa cattolica dal clericalismo e dell’autosufficienza, trova ostacolo proprio all’interno di settori della Chiesa. Per questi settori la riforma della Chiesa «non sa’ da fare».  E così ecco cardinali, vescovi, preti e laici “devoti” cercano di sussurrare all’orecchio del Papa o di gridarlo sugli organi di stampa: «Così non si fa!».

 Va letta in questa ottica di “contenimento” dell’azione di papa Francesco la scelta, scandalosa, avallata dalla Congregazione per il culto divino e per la disciplina dei sacramenti, di nominare (siamo a settembre 2017) papa Giovanni XXIII, il papa della Pacem in terris, come «patrono del’esercito». Da parte della Chiesa che non si vuole aprire al rinnovamento, è un modo tra gli altri per  creare imbarazzo a Francesco, forse come a dire «a Roma comandiamo ancora noi».

Così avviene che coloro che sono stati papisti fino ad ieri oggi attaccano il Papa, cercano di  “contenerne” la testimonianza, lavorano alla “riduzione del danno” e sperano nelle sue dimissioni. Nella Curia romana ma anche nelle diocesi c’è chi, davvero, auspica che il Papa se ne vada al più presto possibile, che passi come un lampo passeggero, uno e sbaglio dello Spirito di Dio.

Per chi ha conosciuto o amato padre Balducci, fare memoria di questo profeta non è un puro esercizio nostalgico. Chi ha amato e ama Ernesto Balducci oggi ha solo una cosa da fare: sostenere papa Francesco, ciascuno secondo le sue possibilità e responsabilità! In privato e più ancora in pubblico. Perché se noi staremo a guardare, “grideranno le pietre” (Luca 19,39-40): griderà la vita delle persone, griderà la vita dei giovani e delle giovani. Grideranno i poveri e le escluse. Prima che parlino le pietre!”

  di Rosario Giuè

(presbitero palermitano….)