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Papa Francesco in Irak: sulle orme di Francesco d’Assisi - di Bruna Bocchini Camaiani - Marzo 2021

Lun, 29/03/2021 - 19:15 - manuela

Papa Francesco in Irak: sulle orme di Francesco d’Assisi

 

 Il viaggio del papa in Irak è stato molto importante per diverse ragioni, politiche e religiose ed è stato perciò seguito dai media internazionali. Francesco si è presentato come un fratello, con spirito di penitenza e di fraternità.  Il momento più rilevante è stato l’incontro con una delle massime autorità dell’islam sciita, il grande ayatollah Alì al Sistani, quando hanno riaffermato i principî di parità delle varie componenti etniche, sociali e religiose del paese, come ha dichiarato anche lo stesso Sistani, che ha assicurato il proprio impegno perché: "i cittadini cristiani vivano come tutti gli iracheni in pace e sicurezza, con tutti i loro diritti costituzionali". 

Una linea molto diversa da quella di Khomeini e degli sciiti di Teheran che non avevano apprezzato anche la "Dichiarazione sulla fratellanza umana" firmata nel 2019 dal papa con il grande imam Ahened al Tayyeb, leader dell’islam sunnita. Lo stesso Al Tayyeb aveva inviato gli auguri per il viaggio in Irak al “mio fratello il papa”. C’è un grande progetto di collaborazione tra popoli, culture e fedi, in queste iniziative di papa Francesco; questo era anche il tema centrale e ispiratore della sua ultima enciclica "Fratelli tutti".

Oltre l’incontro con Al Sistani, una tappa molto importante è stata quella dell’incontro interreligioso nella piana di Ur, dove erano presenti le molte varietà delle tradizioni religiose del paese. Ur infatti è il luogo chiave della storia di Abramo, padre delle tre grandi religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo, islam. Francesco ha anche ricordato la comunità yazida che è stata sottoposta a persecuzioni violente e a conversioni forzate. Così ha voluto ricordare: "Oggi preghiamo perché ovunque siano rispettate e riconosciute la libertà di coscienza e la libertà religiosa: sono diritti fondamentali, perché rendono l’uomo libero di contemplare il cielo per il quale è stato creato".

Prima della guerra del 2003 in Irak c’erano più di un milione e 300 mila cristiani, ora ne sono rimaste meno di 300 mila. Francesco ha così voluto riaffermare una presenza cristiana nel paese, e in Medio Oriente, costruendo un percorso condiviso con tutte le altre componenti religiose. Poi Francesco è stato a Mosul, che era stata proclamata capitale dell’autoproclamato stato islamico e a Qaraqosh, dove vivevano molto cristiani costretti alla fuga e che ha subito una terribile distruzione. Qui è stato accolto da fedeli cristiani, musulmani, yazidi, rappresentanti di una comunità multireligiosa e multietnica, che era stata distrutta. Qui ha richiamato "la diversità culturale e religiosa della gente di Qaradosh, e questo mostra qualcosa della bellezza che la vostra regione offre al futuro. La vostra presenza qui ricorda che la bellezza non è monocromatica, ma risplende per la varietà e le differenze. (…) La strada per una piena guarigione potrebbe essere ancora lunga, ma vi chiedo, per favore, di non scoraggiarvi. Ci vuole capacità di perdonare e, nello stesso tempo, di lottare. So che questo è molto difficile. Ma crediamo che Dio può portare la pace in questa terra. Noi confidiamo in lui e, insieme a tutte le persone di buona volontà, diciamo ‘no’ al terrorismo e alla strumentalizzazione della religione"

                                                        Bruna Bocchini Camaiani

 

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