Ricordo di Piergiorgio Camaiani - di Franco Graiff - marzo 2018

Lun, 12/03/2018 - 14:06 - manuela

Al passato dobbiamo attingere ma non come a un archivio o un museo. Io credo che nella fede dobbiamo ringraziare Dio di avere avuto le persone dei nostri cari.
Io per esempio ho sentito moltissimo la perdita di padre Buonsanti ed è veramente stato una sofferenza sistemare i suoi libri. La sistemazione della sua biblioteca l’ho fatta come se lui fosse accanto a me. Padre Buonsanti ha vissuto la sua vita con grande intelligenza, con grande sapienza, anche con sofferenza, però nello spirito di vera fede. Di ciò sono testimone.
La fede cristiana comincia proprio con il passato. Dice Gesù nell’ultima cena, riprendendo il rituale della Pasqua ebraica: “Questo sarà per voi un memoriale”. In questo spirito vogliamo far memoria dei nostri cari.
Penso a Piergiorgio e credo di non svelare un segreto se dico che la mattina della domenica quando ci siamo visti per padre Buonsanti sono andato al cimitero di San Domenico. Ho cercato la tomba di Piergiorgio e ho lasciato sulla sua tomba un biglietto: “Caro Piergiorgio, ti ringrazio per tutto ciò che hai fatto per noi… Ora ricordati di noi e prega per noi”. Nella liturgia noi diciamo: “Ricordati di coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede e ora dormono il sonno della pace”. I nostri cari sono nel passato e il passato non c’è più e tutto questo ci dà nostalgia e tristezza. Ma essi sono vivi, sono vivi nella nostra memoria profonda, la memoria della fede. Allora il passato è come uno scrigno da cui si tirano fuori sempre cose nuove. La vita dei nostri cari è come un libro. C’è un’ultima pagina che è la morte, è una pagina triste, ma il libro non è importante per l’ultima pagina, è importante per tutto il resto.
Occorre rileggere, rimeditare, e allora mi vengono in mente tutti i momenti della Badia con queste persone che sono state nominate da cui attingo molta pace. Ogni giorno posso incontrare i miei cari a cui ho voluto bene, che mi hanno voluto bene, che mi hanno aiutato. Secondo me la vita eterna di cui parla il Vangelo non è semplicemente la vita dopo la morte ma la parte luminosa della nostra vita che è indistruttibile e inizia già qui, per continuare dopo la morte.
Riferendomi al discorso fatto poco fa del “piccolo resto”, vorrei ricordare un passo della vita di David, dove il grande re vuol fare un censimento. Vuole contare quanti sono i suoi sudditi e Dio si arrabbia moltissimo perché numerare, fare il censimento, contarci, è contro la logica di Dio. Ho letto in questi giorni il libro dei Maccabei dove Giuda Maccabeo che era un eroe, un resistente, a un certo punto si trova di fronte un esercito immenso di Greci e ha pochi uomini che son tutti presi dalla paura e lui dice più o meno le stesse parole di David a Golia: “Tu vieni a me con la spada e con la forza, io vengo a te con la forza del mio Dio”. Questo è il senso della logica di Dio: quando voi sarete pochi, sarete forti perché confiderete unicamente non nella vostra forza, ma in Dio.
Allora io dico: siamo tranquilli. Il Vangelo dice: “Quando due o tre - non trecento o tremila o tre milioni - sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro. Il numero va bene per la scienza, per la tecnica, per l’economia, per la statistica, ma non per la fede”.
Quindi io concludo con una frase di Seneca che sarebbe piaciuta molto a padre Buonsanti, perché è una frase molto bella e dice: “Infelicissima è la condizione di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente e hanno paura del futuro”. Noi non vogliamo dimenticarci del passato perché è una fonte ricca, è qualcosa non di morto, come acqua passata, ma di vivo. Non trascuriamo il presente, analizzando quello che possiamo fare: non si possono fare grandi cose, ma facciamole. Quando Gesù ha di fronte la folla dei cinquemila domanda: “Quanti pani avete?” i discepoli dicono: “Cinque pani d’orzo”. Cosa sono cinque pani? Niente. “Dateli”, dice Gesù. Il vero miracolo è qui, perché se voi li date, i cinque pani diventano tantissimi. Facciamo quello che possiamo fare con molta modestia e umiltà.
Soprattutto non temiamo il futuro perché se abbiamo la memoria abbiamo anche la profezia. Ricordiamoci che nella Bibbia una delle preghiere fondamentali dei profeti è lo “Shemà”, che è una preghiera di memoria. “Ricorda il tuo passato. Tu ne parlerai sempre ai tuoi figli, in tutti i momenti della tua giornata”. Primo Levi all’inizio del suo capolavoro, ha parafrasato e attualizzato quella preghiera. “Ricordati”, dice Primo Levi “che questo è stato. Lo ricorderai sempre e lo ricorderai ai tuoi figli”. Lui ricordava una tragedia, che però ha generato anche grandi speranze. Noi ricordiamo, del nostro passato i momenti gioiosi, che ci hanno dato speranza, ma che spesso sono stati mescolati con la sofferenza più profonda.
Ricordiamo tutto, con grande amore. Questa è la nostra memoria, questa la nostra fede.