13 Gennaio 2019 – BATTESIMO DEL SIGNORE – anno C

13 Gennaio 2019 – BATTESIMO DEL SIGNORE – anno C                                                                                  

 

Se abbiamo coscienza dei problemi che ci sono posti dal nuovo assetto del mondo e dalla nuova cultura che emerge da ogni parte, anche nella nostra società, e vogliamo proporre, a questo mondo che è diverso, il nostro messaggio di ieri, avvertiamo subito un divario incolmabile.

 

PRIMA LETTURA:  Is 40,1-5.9-11- SALMO: 103- SECONDA LETTURA: Tt 2,11-14; 3,4-7- VANGELO:  Lc 3,15-16.21-22
 

Tra le parole appena ascoltate, ce ne sono alcune che ci permettono di fare una lettura dei tre brani misurata sui problemi che ci inquietano in questo momento. Alludo alle parole degli Atti, in cui Pietro dice: «Dio non fa preferenza di persona, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a Lui accetto»; oppure al brano di Isaia, in cui il Servo, cioè il Messia, è inviato perché «stabilisca il diritto tra le genti»: «non si abbatterà, né verrà meno fino a che non sarà stabilito il diritto sulla terra».Che cosa sia questo diritto lo capiamo subito dal contesto: «aprire gli occhi ai ciechi, liberare dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che sono nelle tenebre». Finalmente le parole del vangelo: Giovanni battezza con acqua, ma ci sarà uno che battezzerà con lo Spirito Santo. Ecco indicato lo stacco tra l’epoca della preparazione che con lui, Giovanni, si conclude e l’epoca dell’avveramento che si realizza in Gesù. Questo passaggio non rispetta la logica della continuità. Vorrei cominciare proprio da qui. Se abbiamo coscienza dei problemi che ci sono posti dal nuovo assetto del mondo e dalla nuova cultura che emerge da ogni parte, anche nella nostra società, e vogliamo proporre, a questo mondo che è diverso, il nostro messaggio di ieri, avvertiamo subito un divario incolmabile. O almeno: io sono tra quelli che sentono questo divario. È anche possibile continuare a parlare come se niente fosse mutato, basandoci sul titolo di legittimità che ci viene da una investitura che ha origini in alto, nella volontà di Dio. Ma allora succede quel che a mio giudizio largamente succede, cioè che tra il discorso cristiano e la realtà umana non c’è più contatto, c’è un lento declino in quelle forme di autoillusione di carattere paranoico con cui uno descrive il mondo pensando che sia il mondo ma invece è il suo mondo, annuncia delle verità pensando che siano delle verità e sono le sue verità. Chiuso in questo bozzolo di principi grandi e luminosi, egli transita nella storia senza toccare il suolo con la punta dei piedi È chiaro che questo contraddice in radice la logica dell’Incarnazione, che comporta che il Verbo metta la sua tenda fra di noi e viva nella carne umana, in tutto simile agli uomini. L’interruzione di questa logica è dovuta a paure, a preoccupazioni personali o di gruppo o di casta che impediscono di prendere contatto col reale. Le luci che si accendono non sono quelle dello Spirito Santo, sono le luci dell’artificio umano che è estremamente versatile quando si tratta di garantire le ragioni del sopravvivere. La luce dello Spirito implica una rottura della continuità più di quanto non abbiamo pensato nel passato. L’insistenza evangelica sullo Spirito Santo è, al di là del significato del linguaggio sacro, volta a dirci che, in realtà, dobbiamo inventare sempre di nuovo il nostro modo di essere cristiani, che c’è uno Spirito che riempie la terra e gli spazzi, che non è legato ad una deduzione di carattere logico nei confronti di alcuni principi primi, ma nemmeno ad una continuità di tipo sociologico, empirico con il passato. Occorre veramente la novità dello Spiro. Senza questa rottura della continuità, noi non possiamo più parlare in modo autentico. Questa mia convinzione si fa sempre più forte…

 

Ernesto Balducci – da “Gli ultimi tempi” vol. 2 – anno C