Fondazione Ernesto Balducci
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Ernesto Balducci: Nota biografica
L'arrivo a Firenze
La rivista “Testimonianze”
L'esilio romano e il Concilio
Il ritorno a Firenze
La “Svolta antropologica”
Le “Edizioni Cultura della Pace” (ECP)
La morte

L'arrivo a Firenze

Giunto nell’agosto 1944 a Firenze, che era stata appena liberata, Balducci iniziava l'insegnamento alle Scuole Pie Fiorentine e frequentava la Facoltà di Lettere e Filosofia dove si sarebbe laureato nel 1950 con Attilio Momigliano con una tesi su Fogazzaro (Antonio Fogazzaro, Morcelliana, Brescia 1952).
In questi anni egli fondava un circolo Umanistico Cristiano in uno scantinato in via Martelli di cui era animatore insieme a Giorgio Luti con una connotazione prevalentemente letteraria.
Ma la scelta di Fogazzaro per la ricerca relativa alla tesi era già indicativa di un ampliamento dei suoi interessi letterari verso tematiche rosminiane e modernistiche.
Inoltre in questo periodo egli conosceva e frequentava Giovanni Papini, Piero Bargellini, Nicola Lisi e Benvenuto Matteucci.
Ernesto Balducci e Giorgio La Pira a S. Cristina ValgardenaFu però la presenza di Giorgio La Pira, con la forza delle suggestioni e delle prospettive che sapeva suscitare all'interno del mondo cattolico, ad indurre Balducci a spostare l'asse dei suoi interessi dalle tematiche letterarie a quelle sociali e politico-culturali.
La sua collaborazione con La Pira inizia verso la fine degli anni Quaranta e si esplica prevalentemente nei gruppi giovanili della S. Vincenzo nel cui ambiente conosce Gian Paolo Meucci. In questi gruppi la sensibilizzazione ai problemi sociali e politici avveniva tramite l'esperienza del rapporto diretto con i poveri. Da questo ambiente sarebbe sorto, nei primi anni Cinquanta, «Il Cenacolo», caratterizzato da un impegno caritativo di tipo nuovo, che tendeva a superare i moduli assistenziali e prevedeva una formazione religiosa, teologica e spirituale impegnativa, con un'attenzione forte ai problemi politico-sociali. Emerge in quest'esperienza la capacità educativa e di formazione di giovani di Balducci; egli proponeva modelli spirituali e di vita associativa desunti da esperienze francesi, che suggerivano modalità più libere rispetto agli schemi molto rigidi diffusi in Italia. Il momento comunitario, vissuto con intensità di rapporti, era strettamente collegato ad un profondo rispetto della libertà degli indirizzi e delle diverse scelte di ciascuno.
Collegata al Cenacolo e alle iniziative messe in atto da La Pira, negli anni cinquanta, sulla pace è anche una sempre più intensa partecipazione di Balducci alla vita culturale della città; infatti egli diviene uno dei collaboratori più stretti del sindaco, insieme a Mario Gozzini e Gian Paolo Meucci, rappresentando un supporto ecclesiale, soprattutto sul piano teologico-religioso, delle scelte lapiriane; suo è l'Appello, firmato anche da Enrico Bartoletti e don Matteucci, per il convegno della «pace e civiltà cristiana» del '54, incentrato sul tema «cultura e rivelazione», che tendeva a incoraggiare il dialogo tra culture diverse, nel superamento di un'ottica puramente occidentale.
Nel 1957 Balducci partecipa alla missione di Milano, su invito del vescovo della città, Giovan Battista Montini, insieme, fra gli altri, a padre David Maria Turoldo e a don Primo Mazzolari. In quello stesso periodo, alla radio, egli parla, tra i primi in Italia del pensiero di Teilhard de Chardin e di quello di Emmanuel Mounier, il fondatore della rivista «Esprit» di cui è attento lettore.