 |
Il
ritorno a Firenze
Di fatto fu per intervento di
Paolo VI, incontrato nell'ottobre dell'anno
precedente, che Balducci, nel febbraio 1965, ritornò
a Firenze, pur dovendo risiedere a Fiesole, cioè
fuori dalla diocesi fiorentina, di cui era vescovo
Ermenegildo Florit.
Due anni dopo il suo rientro a Firenze, muore don Lorenzo
Milani di cui Balducci aveva seguito le vicende e l'evolversi
della malattia.
La 'restaurazione' conciliare, espressa emblematicamente
dalla Humanae vitae e dalla destituzione di Lercaro,
aveva ripercussioni pesanti anche a Firenze con i conflitti
ecclesiali legati al governo della diocesi esercitato
da Florit e al 'caso' Isolotto. Balducci modificò
progressivamente il suo atteggiamento verso le speranze
di riforma della Chiesa esprimendo la sua delusione
al riguardo. Questa consapevolezza, sempre più
lucida e amara, si collegava ad un mutato clima culturale
verso la fine degli anni Sessanta, portando la sua riflessione
verso quella svolta che egli stesso avrebbe definito
di «secolarizzazione» o «svolta
antropologica» o «planetaria»
che sarebbero emerse pienamente negli scritti degli
anni Ottanta.
|