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Un tentativo e una “eredità”
La scomparsa di un uomo così
ricco, la cui parola e riflessione era molto significativa
per tanti che a lui si riferivano, pone agli amici il
difficile problema di una eredità. Il rispetto
della ricchezza, pluralità e laicità del
suo pensiero, ha suggerito modalità precise che
rispettassero profondamente tale sua impostazione.
In primo luogo si è voluto
rendere omaggio a questa memoria promuovendo
la catalogazione del suo archivio e biblioteca
e una serie di studi sulla sua attività, senza
alcuna pretesa di volere ‘conservare’ o
tramandare una immagine precisa o una memoria già
caratterizzate, secondo priorità o profili o
schemi di giudizio predefiniti. Si è voluto in
questo modo sottolineare che non esiste una
eredità di Balducci lasciata come in esclusiva
agli amici che hanno condiviso tante esperienze
con lui, ma che la valorizzazione della pluralità
delle forme e delle ispirazioni della sua presenza potesse
e dovesse essere il momento caratterizzante di un modo
di rendergli omaggio che valorizzasse la laicità
della impostazione del suo pensiero e del suo operare.
Si è pertanto costituito un Comitato
fin dal 1992, che promuovesse la nascita della
Fondazione a lui intitolata, con l’intento di
valorizzare e gestire l’archivio e la biblioteca,
di creare un collegamento organico con le tante realtà,
gruppi e persone che a lui si riferiscono, di continuare
e sviluppare la riflessione su quei temi cruciali
per la società, la Chiesa, la vita culturale
e civile del nostro paese, che in lui trovano
ancora motivo di orientamento.
Il Comitato, guidato da un Consiglio di Presidenza composto
da 15 persone, tra le quali il padre scolopio Giancarlo
Rocchiccioli (Presidente onorario), Pierluigi Onorato
(Presidente), Lodovico Grassi (Segretario), ed altri
che avevano condiviso tanta parte dell'attività
di Balducci, come il giudice Silvio Bozzi, poi prematuramente
scomparso, iniziò la raccolta dei fondi e l'elaborazione
dello Statuto che avrebbe regolato la vita della nascente
organizzazione.
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